
Intervista esclusiva
A colazione con Bruna Vietri
Bordighera - In occasione dello spettacolo "Le sedie parlanti"
La cantante ha risposto alle nostre domande, mostrando un vivo piacere nel discorrere con noi della sua vita e della sua formazione. La grande simpatia che suscita Bruna Vietri, appena la si conosce, merita d'esserle riconosciuta.
- Viste la tua formazione e la tua biografia artistica, secondo te, che rapporto c'è tra il canto e il movimento corporeo?- "L'espressione della voce, del tono ed il movimento sono strettamente legati. La canzone del Musical mette in luce con più evidenza questo legame: dapprima infatti il cantante si concentra sull'impostazione tecnico-vocale, successivamente la concentrazione si sposta sulla sensazione, generata sul corpo e attraverso di esso; questo binomio è ciò che genera l'interpretazione vera e propria di un brano.
E' ciò che viene chiamata bio-meccanica: movimento del corpo, espressività corporea unita alla voce; in fondo anche l'emissione di quest'ultima è movimento. Ciò che produciamo quindi, secondo questa impostazione di espressività nuova e diversa, è legato in modo imprescindibile alla nostra identità".
- Che cosa ti ha portata quindi ad avvicinare studi più tradizionali di canto alla danza? Quale consapevolezza?
- "Da piccola amavo Fred Astaire e Ginger Rogers e mia madre mi ha sempre fatto pensare agli attori americani come ballerini, cantanti e attori insieme; da qui è nata la curiosità prima e la passione poi per il Musical, come genere d'espressione artistica completa.
Il percorso formativo di un artista di Musical deve quindi comprendere più discipline e considerare la musica nelle sue diverse espressioni. Il mio percorso personale ha quindi cercato di seguire questa strada, portandomi a seguire corsi di pilates, yoga e body blast (tecnica americana di riallineamento posturale) per mettere a punto una tecnica che permettesse di cantare bene anche in posizioni scomode, il metodo del "Canto sul Movimento".
Per ballare occorre una certa tensione muscolare, soprattutto addominale e per cantare serve invece abbassare il diaframma, per aumentare il fiato e la potenza vocale: due cose incompatibili. Ecco allora l'importanza di questo metodo che consiste nell'imparare ad usare alcune parti del corpo, come la laringe, in tensione ed isolate, senza sforzo, senza farsi male, mentre altre parti sono in rilassamento. Il cantante - ballerino - attore è a tutti gli effetti un atleta".
- Dall'esperienza come docente, che cosa hai imparato e che cosa impari tutti i giorni sulla musica?
- "E' una sfida continua comunicare con estrema chiarezza sino a far comprendere quanto tu hai già capito e già usi nella tua vita professionale; inoltre, da quando insegno ho imparato a cantare meglio, questo perché più dai a qualcuno, più formi te stessa. Al di là di riscontri positivi, il dare contiene sempre il ricevere.
Ai miei studenti insegno che è la gioia il ritorno che ha un cantante; l'ho imparato da Bobby Mc Ferry in una Master Class che si è conclusa con questo suo messaggio: - Ho imparato che cantare è rendere grazie per la gioia di ogni singola nota che esce -."
Aggiunge scherzando Bruna: "Cantare veramente è quando finalmente riesci per un momento a non far pensare al suo lavoro la "donnina dei surgelati" seduta in prima fila ad un tuo concerto".
- Dal Jazz al Musical, come vedi quest'ultimo oggi in Italia?
- "In Italia purtroppo si continua a pensare che il Musical sia fatto da ballerini e da un cantante fermo fuori dalla scena; d'altronde, l'opinione più diffusa del pubblico italiano, sino a qualche decennio fa, considerava il protagonista di un Musical come un pazzo che d'improvviso si mette a cantare, per di più in un'altra lingua (non essendo tradotte le canzoni dei film in Musical).
Adesso le cose stanno cambiando, stanno nascendo delle scuole che permettono di preparare in modo più completo un artista; e perfino il pubblico incomincia ad abituarsi alla necessità di doversi spostare verso un teatro piuttosto che un altro per assistere ad uno spettacolo che, solo con certe condizioni di scena, ottiene una migliore resa.
Infine occorre una riflessione sul fatto che solo in Italia i Musical sono per lo più rappresentati da star della televisione che spesso, in virtù della loro diversa formazione, non sono adatte a quel tipo di spettacolo".
- Il ruolo della donna nella nostra società è in continuo mutamento, quale consapevolezza o perplessità lo spettacolo vuole comunicare al pubblico femminile?
-"Le sedie parlanti mette in scena sei donne, ognuna diversa dall'altra, in una specie di limbo, prescelte da una donna del futuro per renderle coscienti che non possono più accettare di perpetuare in questo modo la propria condizione. Nello spettacolo si racconta come ogni donna sia unica e come altrettanto unico sia ogni uomo.
Si descrive la forza che deve scoprire e appartenere ad ogni donna, una forza però intesa come capacità interiore, sincera, senza ripicche e non come la società la concepisce, avvicinandola alla rigidità. Le donne non devono quindi diventare un uomo con la faccia da donna e senza "pisello" perché rincorrono la durezza, la spietatezza.
Il messaggio infine è quello di portare avanti il femminile e il maschile, prendendo ciò che di buono c'è in questi elementi propri della personalità, mostrando come la via dell'emancipazione della donna sia legata all'individuo piuttosto che al ruolo sociale da occupare. Questa considerazione, secondo me, dovrebbe arrivare a quelle donne che vivono l'8 marzo come ad un giorno di massimo divertimento, privilegiando e perseguendo solamente l'aspetto ludico".
- E invece, da un punto di vista artistico, cosa privilegia lo spettacolo?
-"Lo spettacolo punta molto sulla recitazione, intesa anche come comunicazione di corporeità; abbiamo infatti una coreografa molto brava, la ballerina G. Dyatlova che ha cercato di non uniformare i movimenti degli attori, lasciando ai personaggi la naturalezza e la libertà di venir fuori. A ciò si unisce naturalmente la voce, uno strumento unico di trasmissione delle emozioni, a cui ho dedicato e continuo a dedicare la mia passione artistica".
Questa riflessione con Bruna Vietri ci porta a ricordare che l'unicità del corpo, come miglior linguaggio, si presta a comunicazione di un messaggio importante, come quello veicolato dallo spettacolo di domenica, rivolto non solo alle donne, ma anche a chiunque crede di poter ottenere un vantaggio, per sè e per le persone che gli sono accanto, migliorando il femminile dentro di lui.
Appuntamento quindi con "Le sedie parlanti" per domenica 7 marzo alle 16, preso il palazzo del Parco di Bordighera. La sceneggiatura dello spettacolo è di Giancarlo Castello e la coreografia di G. Dyatlova, con la partecipazione della cantante Bruna Vietri. La giornalista Silvia Neonato inviterà il pubblico alla riflessione e al dibattito.
Personaggi e interpreti:
ARGENTA: Laura Mingione - BIANCAMARIA: Valentina Gallinella - NERINA: Bruna Vietri - SARETTA: Donatella Albano - STELLA: Daniela Lorenzi - ADJOA: Sabrina Ait Khelifa - GIANNA: Daniela Lanteri - SAMOR: Luciano De Vescovi - Con la regia di Pia Orsini
TAGS le sedie parlanti bruna vietri i nostri approfondimenti 8 marzo festa della donna
pubblicato il 05/03/2010 alle ore 12:24
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