
Rassegna Jazz
Omaggio a Django Reinhardt, Gian Guregna Duo chiudono la rassegna "Tracce"
Ventimiglia - Domenica 21 novembre
Questa domenica si conclude con il terzo appuntamento della rassegna "Tracce", iniziativa promossa dal jazz club La Moscabianca nel corso del mese di novembre.
Protagonista d'eccezione il Gian Guregna Duo, composto da Christophe Romeo Berthomme Kerleau e Marco Parodi, conosciuti chitarristi dell'area torinese, in un repertorio dedicato al jazz manouche.Una sorta di viaggio in questa musica che attinge dall'antica tradizione musicale degli zingari manouche insediati in Francia e Belgio, unita al linguaggio del jazz, dove Django Reinhardt, è stato il principale ambasciatore di questo genere musicale.
Gian Guregna Duo - Omaggio a Django
Marco Parodi & Christophe Romeo Berthomme Kerleau
Il jazz è americano, ma la musica non ha patria. E il jazz è musica. Noi suoniamo un tipo di jazz che è in stretti rapporti con la cultura europea, ma è sempre jazz. Perché il jazz ha regole espressive da cui non si può derogare.(Django Reinhardt)
Lo spirito di Django Reinhardt è nella musica una presenza costante. Lo swing di impronta manouche è ormai un fenomeno che ha saputo valicare ogni confine, da anni anche quello nostrano. Perché le mitologie sanno viaggiare, valicare le montagne, conquistare i popoli. È così che lo spiritello geniale dello swing europeo ha saputo abitare le credenze (musicali) pedemontane. Lo ritroviamo identico, con frasi nette e melodiche, con il suo swing dritto, diretto, inarrestabile, immediato, con la sua musica muscolare, quasi un antico rito da "body-building" strumentale. Ma ogni popolo ci mette il suo, si appropria dei miti, ribattezza nella storpiatura vernacolare i nomi delle leggende. Così è nato Gian Guregna...
Le frasi di Marco Parodi, raffinato solista, sono sorrette dall’energica quanto leggera ritmica del chitarrista Christophe Romeo Berthomme Kerleau. Swing vitale, creatività vivace e funambolica tecnica si fondono nel segno del jazz e della tradizione zingara manouche.
Il genere proposto è uno swing dalle sonorità quasi "da camera", ricco d’influenze etniche della cultura zingara; il repertorio spazia dalle composizioni di Django Reinhardt a brani originali fino più noti standard del jazz, senza dimenticare le composizioni tradizionali gitane, il valse musette e rielaborazioni di canzoni italiane.
Il duo, nella sua forma più ampia del quartetto Les Swing Manouche, ha al suo attivo l’album “Reverie de Django”, edito nel 2004 per l’etichetta milanese Music Center.
La storia.
I nomadi manouche sono i discendenti del ceppo zingaro più antico. Giunto in Europa Occidentale tra il XV e il XVI secolo scelse come sede di permanenza la Francia, l’Olanda e la Germania; in questi paesi la cultura musicale nomade entrò inevitabilmente in contatto con quella europea. Nel corso degli anni trenta il chitarrista Django Reinhardt apportò un contributo espressivo allo sviluppo dello stile musicale manouche, fondendo le caratteristiche tipiche della musica nomade con il Jazz che in quegli anni cominciava ad arrivare da oltre oceano, creando uno stile particolarissimo. Nel 1934 Django creò con il violinista Stephane Grappelli il celebre "Quintet du Hot Club de France", dall’organico rivoluzionario per l’epoca, comprendente esclusivamente strumenti a corda. Negli anni successivi Django dimostrò il suo innato talento, ancora più sorprendente se si pensa che aveva subito una grave menomazione alla mano sinistra, inventando un approccio radicalmente nuovo alla chitarra jazz, ed utilizzando tecniche e cliché in anticipo di venti anni sui suoi contemporanei. L’influenza di Django, dopo una parentesi di qualche anno, è andata via via crescendo e sempre più numerose sono le formazioni che ne ripercorrono le orme, apportando nuova creatività e conseguendo un successo di pubblico sempre crescente.
In questo filone musicale si colloca il duo, dentro un attento e costante studio dello stile e del linguaggio di Django e dei “Djangofili”.
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pubblicato il 20/11/2010 alle ore 10:45
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