Mod&Modi

Festival di Sanremo 2011, note di stile (che non canta vittoria)

Sanremo - Uno sguardo agli abiti del debutto, del 61° Festival della Canzone italiana

Jodi Miller, Festival di Sanremo 1965

Jodi Miller, Festival di Sanremo 1965

Di tutto di più. In sintesi questo è il mio pensiero sulle scelte stilistiche dei protagonisti della kermesse musicale.

Le co-co-conduttrici si sono affidate alle abili mani di grandi sarti e va bene. Bisogna dire che avrebbero potuto presentare indossando un sacchetto della raccolta differenziata e avrebbero fatto lo stesso la loro porca figura.
Ma i cantanti, i veri protagonisti, lo sanno che sono in eurovisione? Lo sanno che Sanremo da un bel pezzo non va in onda solo alla radio? Certo stiamo parlando di un concorso canoro, l’importante è il testo, la voce e bla bla bla.
Non siamo forse la patria della moda, del design, del buon gusto, per tutti i Sanremo!!!

Che dire dell’effetto Bertè da mercato rionale di Giusy Ferreri? Dell’avatar di Avatar di Anna Oxa, che mi ha deluso sia per l’immagine banale che per la canzone, di cui avrò capito cinque parole. Inguardabile Max Pezzali: non avrebbe sfigurato come comparsa in un film “day after”. Anna Tatangelo davvero poco credibile in uno smoking rivisto e scorretto, rischioso omaggio a “un’emozione da poco” che, a suo tempo, invece, aveva emozionato eccome.

Coraggiosa come sempre, ma meno efficace, l’inossidabile Patty insaccata in un abitone troppo rigoroso e che avrebbe invecchiato una debuttante. Complimenti alla bellissima voce di Emma, ma perché affidarsi all’amica che gioca a fare la stilista?

Triste, tristissimo l’abbinamento giacchina abituccio del genere “passavo di qui per caso” di Nathalie. Salva, per la semplicità e l’eleganza senza fronzoli solo la bella moglie di Alonso che ha sollevato con la sua voce le sorti dell’eterno ragazzo Barbarossa.

Inappuntabili invece i componenti dell’orchestra, sobri, eleganti, da copiare.

Sono una nostalgica, lo ammetto, ma volete paragonare la bellezza degli abiti che riuscivano a conquistarci da uno schermo in bianco e nero? Cantanti, sconosciute e non, assurgevano immediatamente al ruolo di dive ricche di charme, femminilità, classe. Come sirene ammaliatrici seducevano con la voce, con la chioma e con la coda.
Sono delusa, se spettacolo dev’essere, che spettacolo sia. Sotto tutti i punti di vista.

Ma anch’io sono una voce, magari fuori dal coro (per restare in tema) e, forse, neppure tanto intonata, chi lo sa? Il mondo di Sanremo è bello perché è "varietà".

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Articolo di Monica Camilla pubblicato il 16/02/2011 alle ore 18:38




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