
Cultura
Boris Biancheri ai Martedì Letterari del Casinò di Sanremo
Sanremo - Teatro dell’Opera alle ore 16.30
Nuovo appuntamento della stagione invernale dei Martedì letterari con Boris Biancheri che approfondisce sulla sua ultima fatica letteraria: "Elogio Del Silenzio".
Felix è un ragazzo difficile. Ma forse difficile non è la definizione esatta. Forse si tratta semplicemente di carattere, di un handicap caratteriale che lo costringe a chiudersi in un mutismo strano al quale inutilmente i genitori cercano di strapparlo. Non vuole parlare, è molto riservato, è completamente diverso dai suoi coetanei, con i quali ha in comune solo la passione per i dolci. È forse per questo che ha avuto un’infanzia difficile: con il suo mutismo ha creato il vuoto intorno a sé e dentro di sé. Però ha un insolito talento: una memoria prodigiosa che gli permette di rievocare e catalogare in maniera precisissima milioni di ricordi.Il suo insegnante di filosofia, il professor Kobbe, scopre questa straordinaria capacità e lo aiuta a coltivarla e a perfezionarla per fare di lui un grande filosofo. Però intuisce subito che questa dote applicata alla politica può fare di Felix un grande statista. Naturalmente sotto una buona guida. All’università Felix incontra un uomo enigmatico, un insegnante che è anche un politico. Proprio questo insegnante-politico, che lui chiama il Maestro, lo introduce nel mondo della politica, per usare a proprio vantaggio le straordinarie abilità di Felix, che in effetti si rivela un collaboratore preziosissimo. Ma la sua bizzarria rischia di ritorcersi contro il Maestro, che intanto diventa Presidente dopo aver vinto le ultime elezioni. Purtroppo il Presidente, ormai Gran Presidente, presto perde ogni potere, nonostante l’unanimità dei consensi. Felix deve quindi decidere se prendere lui le redini del comando o rinunciare e tornare alle sue origini.
Boris Biancheri Figlio del diplomatico Augusto Biancheri Chiappori (20 gennaio 1879 - 4 marzo 1939) e della baronessa Olga Wolff von Stomersee (23 luglio 1896 - 1984), è nipote di Giuseppe Biancheri e di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, avendo quest'ultimo sposato Alexandra Wolff von Stomersee, sorella di Olga.
Dal 1956 nella carriera diplomatica, è stato ambasciatore italiano a Tokyo (1979 - 1984), a Londra (1987 - 1991) e a Washington (1991 - 1995). Ha inoltre ricoperto, al Ministero degli Affari Esteri, la carica di direttore generale degli affari politici (1985 - 1987), nella cui veste è stato negoziatore italiano del Trattato sulla Cooperazione Politica Europea nell'ambito dell'Atto Unico Europeo, che costituisce il fondamento su cui poggia il Trattato di Maastricht. Il suo ultimo incarico, dal 1995 al 1997, è stato quello di segretario generale del Ministero.
Terminata la carriera diplomatica, dal 1997 è presidente dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Dal 1997 al 2009 è stato presidente dell'ANSA, e dal 2004 al 2008 presidente della Federazione Italiana Editori Giornali. È anche editorialista del quotidiano La Stampa e membro della Fondazione Italia USA.
Giorgio Bertone è professore straordinario di Letteratura italiana (L-FIL-LET/10) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova. Ha insegnato a Cagliari, Oxford, Barcellona. E' il Coordinatore del dottorato in "Filologia, interpretazione e storia dei testi italiani e romanzi", presso il DIRAS dell'Università di Genova. Ha pubblicato articoli, saggi, edizioni critiche e studi sulla letteratura italiana -e non solo- dal Petrarca ad oggi (v. elenco delle pubblicazioni su rivista e in miscellanee, e dei volumi). Le sue linee di ricerca attuali sono indirizzate allo studio della letteratura contemporanea, specialmente quella ligure del Novecento, da Boine a Calvino a Francesco Biamonti; al rapporto tra letteratura e paesaggio, in prosa e in poesia, e tra letteratura e arti figurative.
Riportiamo un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 20 marzo 2011 a firma Mario Andrea Rigoni con la recensione del libro di Boris Biancheri “Elogio del silenzio”.
“Da sempre, nelle massime della più alta conoscenza filosofica o mistica come nei proverbi della più umile esperienza popolare il silenzio gode di un’indubitabile superiorità rispetto alla parola. Tale superiorità rientra nel più generale privilegio che il non-manifestato vanta sul manifestato, il possibile sul reale, ma nel caso della parola si giustifica anche col semplice fatto che, mentre essa ha sempre bisogno del silenzio come dello sfondo o del campo sul quale articolarsi, il silenzio invece basta a se stesso. Proprio per questo esso non è mai frivolo o superficiale, come ha notato un pensatore contemporaneo in uno scritto rivolto proprio contro l’immagine,
Simili riflessioni può ispirare il titolo dell’ultimo libro di Boris Biancheri, Elogio de! silenzio (Feltrinelli), che peraltro non è un saggio e neppure un romanzo-saggio, come si potrebbe immaginare, ma un romanzo puro, benché caratterizzato da certi aspetti (indeterminazione di tempi e di luoghi, tipicità di personaggi e situazioni) che fanno pensare nello stesso tempo a una sorta di apologo.
In un imprecisato paese del Centro o forse del Nord-Europa il figlio di un farmacista di campagna, Felix, rivela, insieme con uno scarsissimo uso della parola, una memoria capace di immagazzinare e ordinare migliaia e migliaia di ricordi. Tale prodigioso talento, che il ragazzo impiega anche nella conoscenza e nella classificazione degli insetti, la sua vera passione, viene notato e coltivato prima da un professore del liceo e poi da uno degli insegnanti dell’università, chiamato il Maestro, che Felix frequenta. Quando il Maestro, un personaggio enigmatico, si mette in politica e vince le elezioni, diventando Presidente del Consiglio, assume Felix come suo segretario in uno strettissimo rapporto di collaborazione. La politica e il genio del Presidente, che segue il principio del non-agire, consistono nell’eludere o nel rinviare, anziché nel risolvere, i problemi: per questo si merita l’appellativo di Gran Presidente. Ma un giorno, a dispetto o forse a causa del suo successo, egli viene assassinato durante una visita di Stato da un giovane sghignazzante. Felix, che gli succede nell’alta carica, segue il solco tracciato dal Maestro, praticando lo stesso ideale di immobilità, quiete e silenzio. Quando infine deve rivolgere alla nazione un importante discorso, lungamente meditato ed elaborato, nel quale tratterà della libertà, della verità e di altre idee capitali del suo programma di governo, non riesce più a emettere alcun suono: nell’imbarazzo generale, abbandona il podio e prende la via della frontiera.
Ricco di suggestioni e di echi provenienti sia dalla politica sia dalla letteratura recente, scrìtto con uno stile limpido, elegante e ironico (notevole, fra altre cose, l’applicazione ora malinconica ora derisoria – della metafora degli insetti all’ambiente umano e politico), il romanzo – opera di un autore non meno eccellente come narratore che come diplomatico sembra voler denunciare la sazietà e l’inutilità di tutte le parole: tuttavia, nello svolgimento e nell’esito della vicenda, rimane indeciso se l’approdo al silenzio come culmine dell’esperienza rappresenti il sintomo di una riuscita o di una sconfitta o ancora, come propendo a credere, di un fallimento pratico che è nello stesso tempo una conquista spirituale.”
Il 19 aprile Marco Vannini effettuerà la presentazione di tutte le opere di San Giovanni della Croce.
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pubblicato il 07/04/2011 alle ore 15:30
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